martedì 10 ottobre 2017

La Nave dei Folli (das Narrenschiff) di Patrizia Comand a Palazzo Cipolla



I FOLLI di Patrizia Comand protagonisti a Roma a Palazzo Cipolla dal 10 ottobre al 12 novembre 2017. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro- Italia Mediterraneo presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele. Un progetto realizzato con il supporto tecnico di Civita

“La Nave dei folli”, ispirata al famoso testo quattrocentesco, cavalca le onde del mare della decadenza onde si specchia il profilo di una società corrotta, destinata a naufragare nel mare del vizio che tutto consuma a causa dell’umana scelleratezza. Così come dipinta dall’artista milanese Patrizia Comand, raffigura il volto della condizione umana, forte di un’attualità tanto vera quanto sapientemente camuffata attraverso un simbolismo che affida ad una figurazione grottesca e fantastica la sua dimensione visiva.
Come sopraccennato, “La nave di folli” (“Das Narrenschiff” è il titolo originale) è un’opera di carattere morale e satirico, pubblicata nel 1494 e concepita dalla mente dello scrittore alsaziano Sebastian Brant. Un’opera che mette a nudo le debolezze umane con tono perentorio, mitigato da una costruzione ritmica in versi. Puntando il dito contro coloro che annaspano nelle acque torbide della voluttà, li avverte sulle nefaste conseguenze delle loro azioni, illustrate nella prima edizione dalle xilografie di Albrecht Dürer. L’uomo, quindi, allarmato dai redarguii dell’autore, dovrebbe essere spinto a ricercare e ritrovare la strada smarrita. Ma diciamolo, senza ipocrisie. È più divertente, colto dalla posizione irriverente e canzonatoria che ama assumere chi dell’altrui vizio ne fa oggetto di scherno, osservare da lontano il cadere irresponsabile e scellerato verso il precipizio del peccatore, che assistere alla catarsi del figlio redento, che pone nuovamente i passi sul sentiero che lo condurrà alla salvezza.
Restiamo quindi esterrefatti e divertiti di fronte a questa tela colorata dalle dimensioni monumentali che invade lo scenario di fondo della sala museale.
Eccellente la qualità compositiva. Il tema, rispolverato e attualizzato, acquista connotati fantastici e surreali, più vicini al nostro tempo. I folli assumono fattezze che fanno il verso a politici, personaggi circensi, come funamboli e donne cannone, circondati da figure antropomorfe o animalesche, inebriati dal vizio che rappresentano, adagiati su un trono o immersi in un gioco di allegorie. La loro imponente personalità irrompe attraverso le cromature accese dal fondale azzurro del mare. Sono soggetti dai caratteri ben delineati che pur occupando nella composizione un spazio preciso, isolato, didascalico, diventano parte di un tutto narrativo. Come un filo che si dipana, scorriamo con gli occhi le immagini cercando di indovinare quali soggetti siano stati scelti dalla pittrice per interpretare ognuno un ruolo proprio e distinto in questa narrazione visiva. Ci aiutano a comprendere i disegni preparatori esposti lungo le pareti laterali e nelle altre sale destinate alla mostra, ulteriore espressione del talento figurativo dell’artista, che affida alla matita la creazione dei singoli soggetti, colorando soltanto semplici particolari descrittivi. La Nave dei Folli (das Narrenschiff) di Patrizia Comand è una mostra che assume un carattere spettacolare non per la quantità delle opere esposte, ma per la capacità suggestiva di quell’unica grande tela colorata, che ci invita ad immergerci nel mondo fantastico in essa rappresentato. Un mondo in cui anche il più disdicevole dei peccatori è rappresentato con forme dai toni beffardi, forse suggeriti da composizioni letterarie di vecchio stile, che non può non provocare una smorfia di sorriso o un cenno di ilarità. 

lunedì 2 ottobre 2017

Estetica paradisiaca

Prima edizione della rassegna alla Galleria La Pigna di Roma



la giuria con Isolina Mariotti


Consegnati il 6 settembre alla galleria La Pigna di Roma i premi della prima rassegna dedicata al movimento artistico “Estetica paradisiaca”.  ideato  e curato dal critico Daniele Radini Tedeschi. La giuria, presieduta da Marisa Laurito, era formata dal cirtico d’arte Daniele Radini Tedeschi, ideatore della rassegna, Giuliano Ottaviani, presidente della biennale Arte di Spoleto, dalla giornalista e scrittrice Laura De Luca, redattrice di Radio Vaticana, e dalla principessa Giacinta Ruspoli, disigner di collezione moda. 
Madrina dell’evento Maria Grazia Cucinotta che ha avuto il compito di consegnare il premio agli artisti invitati a partecipare, che si sono distinti nelle due categorie previste dal programma, introdotti da Carlo Marraffa, direttore della galleria nonchè artista e partecipante della rassegna. 


"Rispetto al panorama contemporaneo, l”Estetica paradisiaca”, nata nel 2010, traccia le basi per un nuovo orientamento dell’arte figurativa e astratta. Si delinea, attraverso criteri che sono stati via via codificati, il ruolo della pittura all’interno di una visione che rivendica l’essenza spirituale, attraverso forme e stilemi, e prediligendo l’uso del bianco e dell’oro per il simbolismo cromatico in essi contenuto, che richiama purezza e sacralità."  tratto da "Artisti in Campo" 9 numero.

giovedì 21 settembre 2017

Hollywood icons

Al palazzo delle Esposizione la collezione di Fotografie della John Kobal Foundation

Rita Hayworth

Una mostra hollywodiana, parafrasando il titolo, quella presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma, che dal 24 giugno fino al 17 settembre ha suscitato l’interesse e la curiosità di cinefili, cultori e appassionati della storia del cinema americano, che attraverso i numerosi ritratti prestati dalla John Cobal Foundation hanno potuto ammirare i loro  beniamini e nel contempo scoprire un aspetto spesso ignorato o ritenuto marginale del complesso meccanismo dello star system cinematografico. Ma andiamo per gradi.
La quint’essenza della cinematografia è qui presente con una massiccia produzione fotografica che ripercorre circa 50 anni di storia, dagli anni Venti fino agli anni Sessanta. I suoi meccanismi promozionali vengono rivelati al pubblico per il tramite della fotografia. Un uso altamente qualitativo dell’obiettivo, finalizzato ad una visione iconografica del soggetto nonchè ad una costruzione immaginifica del personaggio, anche e soprattutto al di fuori dal set cinematografico. La fotografia contribuisce alla nascita dello star system. Fascinazione, alterazione della realtà, sono alcune delle componenti di questo mondo artificioso, dove tutto è finzione, illusione, sogno. Ma il cinema è anche bellezza, meraviglia, splendore. Gli attori che posano davanti agli obiettivi sembrano circondati da un allure che oscilla tra l’oggetto assurto a sacra venerazione e l’attrazione massiva di una fisicità perturbante, che li rende distanti, irraggiungibili, ultraterreni. Il divismo nasce proprio attraverso queste immagini rubate dietro le quinte o scattate nei teatri di posa. Personalità spesso comuni, prestate all’arte attraverso un’attenta opera promozionale, diventavano stelle del firmamento hollywoodiano. Sono i fotografi di scena a contribuire a queste metamorfosi, che le  trasformano, oserei dire, da bruco a farfalla. I loro scatti, sotto l’uso studiato di luci ed inquadrature, mettono in risalto il trucco, lo sguardo, la movenza, restituendoci un’immagine glamour dell’attore e dell’attrice. Un’immagine che viene gestita dalle grandi case di produzione, come la MG, la Paramount o la Warner Bors, per citare le più conosciute e autorevoli, che dalla metà degli anni venti si accaparrano i più grandi nomi del cinema. Immagine -icona che verrà pubblicata nelle riviste, stampata sui cartelloni o utilizzata per il lancio pubblicitario di un film.
Grace Kelly
“Hollywood icons” è una mostra unica per la quantità delle immagini esposte. Più di 160 stampe, che comprendono quelle realizzate dagli stessi fotografi e ad altre vintage risalenti al periodo degli studios. Emerge l’importanza del lavoro di raccolta di materiale da parte di John Kobal, scrittore e giornalista austriaco emigrato in America, che fin dalla giovane età coltivò la passione per il cinema. Kobal riusci a catalogare una vasta collezione di negativi originali a partire dagli anni ‘60. Non solo,  contattò direttamente i fotografi raccogliendo numerose interviste che pubblico in diversi libri sull’argomento. Famoso il grande volume da lui realizzato “The Art of the Great Hollywood”. Kobal muore prematuramente a soli 51 nel 1991. Ci lascia una grande eredità raccolta nella John Kobal Foundation, oggi impegnata nella promozione dello studio della fotografia e del lavoro di giovani talenti.
La mostra, curata dal suo presidente Simon Crocker, e da Robert Dance, è introdotta da un percorso didascalico che illustra le biografie dei fotografi di scena. Veniamo a conoscenza di artisti come Georg Hurrel, Ted Allan, Clarence Sinclair Bull, Elmer Fleuer, Laszio Willinger, e Ruth Harrier Louise, unica donna del gruppo, che contribuì a lanciare il mito di Greta Garbo. E poi si entra nel mito, con i grandi ritratti alle pareti.  
Tutto avviene all’interno di uno studio cinematografico, dove si formano i talenti ma anche i grandi nomi della fotografia, spesso agendo discretamente, senza accedere agli onori. Ma è proprio questa loro posizione ai margini della scena che li porta all’oblio. La maggior parte di loro è oggi dimenticata dal cinema e dalla massa. Restano le meravigliose immagini che ritraggono attori del calibro di Greta Garbo, Marlene Dietrich, James Dean, Paul Newman e tantissimi altri. Nel tentativo riuscito di ravvivare la fascinazione, non può non mancare un pizzico di nostalgia per i tempi passati.

martedì 17 gennaio 2017

Il Museo Universale

dal sogno di Napoleone a Canova

 

La mostra raccoglie le opere recuperate dopo il congresso di Vienna del 1815, e che costituivano gran parte dei capolavori trasferiti in Francia sotto l'impero Napoleonico

Scuderie del Quirinale
dal 16 dicembre 2016 al 12 marzo 2017

Lorenzo Monaco

Il museo universale, il museo della libertà. È il sogno, in gran parte realizzato, di Napoleone, di voler confluire nel Louvre i capolavori della storia dell'arte, e fare di Parigi la capitale moderna della cultura europea. Progetto che segue le sorti del suo impero, prima arricchendosi e poi spogliandosi dei suoi più ambiti capolavori, nell'alternanza della parabola storico e umana del suo artefice.
A cavallo tra la fine del '700 e l'inizio del '800, l'ambizione napoleonica straripa oltre i confini geofisici dell'Europa, di cui ridisegna l'assetto territoriale, raggiungendo le rive del Nilo. La spedizioni napoleoniche portano alla luce le antiche vestigia egiziane. La vecchia Europa è fagocitata dalla brama del giovane generale corso, ma non è solo il potere politico ad alimentarne il fuoco, quanto l'ampio panorama di ricchezze e bellezze custodite dagli stati rivali a suscitare la sua cupidigia, tanto da voler affondare le mani, per sottrarre con l'intento di creare, in linea con il progetto enciclopedico degli illuministi, un museo universale, concepito per accogliere il summa dell'arte europea, dall'antichità classica all'arte moderna. L'impero e quindi la sua capitale Parigi si vuole fregiare anche del titolo di moderna capitale della cultura, con il nascente museo del Louvre, ribattezzato prima come Musée Central des Arts e poi come Musèe Napoléon, di cui ne arricchirà la collezione, grazie alle spoliazioni di ingenti e preziose collezioni artistiche da ogni dove, che trovano piena legittimità nei trattati di pace sottoscritti, in virtù di un diritto acquisito sulla spinta di nuovi principi ed ideali politici piuttosto che in virtù di una vera e propria usurpazione.